Fin dalle sue origini la Chiesa ha fissato dei dogmi, cioe capisaldi della fede, spesso per opporsi a eresie emerse soprattutto in particolari momenti storici. La maggior parte di essi si trova nei testi dei primi sette concili ecumenici, tutti del primo millennio, quando si stabilirono le verità centrali della fede e si fissò il “Credo”, usato ancora oggi nella liturgia. Tra queste
Il Dogma fondamentale della fede: Dio è Uno e Trino. che ha assunto la forma di dogma durante il concilio di Costantinopoli del 381. Il dogma afferma che Dio è uno solo in tre persone: Dio-Padre, Dio-Figlio e Dio-Spirito Santo. Le persone divine sono distinte tra loro, ma la loro distinzione non divide l’Unità divina.
Questo dogma, come tutti gli altri promulgati dalla Chiesa, non puo’ essere violato senza incorrere nell’eresia e quindi nella scomunica Latae Sententiae, ovvero automatica (2).
In Teologia l’apparente contraddizione tra “Uno” e “Trino” e’ usualmente superata con la formula dal testo poetico del Prefazio (3):
Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus: Qui cum unigénito Fílio tuo et Spíritu Sancto unus es Deus, unus es Dóminus: non in uníus singularitáte persónæ, sed in uníus Trinitáte substántiæ (2).
Come si puo notare nello stesso magnifico testo poetico sembra essere data, almeno apparentemente, la spiegazione razionale di come le Tre persone Divine possano coincidere con un solo Dio “non in uníus singularitáte persónæ, sed in uníus Trinitáte substántiæ. “
Tuttavia, qui intendiamo dimostrare che la stessa proposizione contenuta nel Dogma non può essere compresa razionalmente, poiché la “Trinitáte substántiæ” rimane quella del trascendente.
Sebbene la rivelazione sia per definizione verita’, cio’ che implica necessariamente che essa obbedisca alla logica aristotetica, cio’ nonostante la stessa logica ha dei limiti. Infatti, da un lato non si puo’ applicare al trascendente non rivelato (parte prima), e dall’altro (parte seconda) puo’ presentare verita’ rivelate non razionalmente comprensibili per la mente umana (come riconosciuto dallo stesso S.Tommaso d’Aquino, in Contra Gentiles (1)).
La prova di quanto sopra è fornita dalle seguenti citazioni:
PARTE PRIMA
La frase “nessuno sa quando verranno quel giorno e quell’ora; non lo sanno gli angeli e neppure il Figlio: solo Dio Padre lo sa” proviene dai Vangeli (Marco 13:32 e Matteo 24:36). Indica che la data del ritorno di Cristo e della fine del mondo è un mistero (del trascendente non rivelato) riservato esclusivamente a Dio Padre.
PARTE SECONDA dal seguente capitolo del Vangelo:
Gv 14,7-14 In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.
Pertanto Gesù Cristo ci chiede di credere in Lui in virtù della fede e non per osservazione fisica o ragionamento razionale, semplicemente perché “la sostanza della Trinità” è al di là della nostra esperienza fisica! Infatti Gesu’ afferma “Chi ha visto me ha visto il Padre”. E aggiunge: “credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me“. La conclusione è quindi che dal punto di vista della logica e del ragionamento razionale, la frase “Uno e Trino” rimane necessariamente non razionalmente comprensibile (e quindi indecidibile), in quanto “la sostanza della Trinità“ e’ appunto trascendente. Cio’ nonostante la stessa frase rimane, per la fede, verita’ rivelata!
Il tentativo fallito di Bergoglio (2) riguarda appunto quest’ultimo aspetto.
Da cui segue l’altra conclusione importante: infatti l’analisi proposta da Bergoglio (2) e’ basata sull’uso (improprio) della logica Aristotelica. Cio’ che conduce all’errore. Infatti la sua conclusione assurda e’ che se Dio e’ Trino allora non potrebbe essere Uno! Ne segue quindi che mentre la logica Aristotelica si applica per definizione alla rivelazione in quanto verita’ di fede, non puo’ invece applicarsi al trascendente non rivelato, oppure (come lo stesso S.Tommaso d’Aquino afferma) a certi aspetti della rivelazione, non razionalmente comprensibili dalla ragione umana (i quali infatti attengono al trascendente), come appunto la SS. Trinita.
La conclusione e’ quindi che il tentativo di Bergoglio di applicare semplicisticamente la logica Aristotelica alla relazione tra Dio Trino e Uno, fallisce miseramente in quanto conduce alla negazione del Dogma fondamentale della Fede!
CITAZIONI
(1)
(2) Vale la pena citare qui che proprio su questo Dogma J.M. Bergoglio ha compiuto una delle sue eresie piu’ incredibili, quella della negazione del Dogma Fondamentale della fede. La sua eresia consiste nell’applicare la logica aristotelica a due vie, secondo la quale Dio non potrebbe essere simultaneamente Uno e Trino.
(3) Il Dogma Fondamentale contenuto del Credo di Nicea e’ sintetizzato nel Prefazio cantato della Santissima Trinità (il testo sopracitato). Testo (già contenuto nel Sacramentario Gelasiano sec. VII (2)) che bene esprime le linee del dogma trinitarioì. Il Sacramentario gelasiano (in latino: Sacramentarium Gelasianum) è un antico libro liturgico cristiano, che contiene i testi per la celebrazione dell’Eucaristia in tutto l’anno liturgico. Fra i libri liturgici superstiti della Chiesa occidentale è il secondo per antichità, preceduto solo dal Sacramentario veronese.